Fisioterapia e Fragilità

In occasione della Giornata Mondiale della Fisioterapia dell’8 settembre 2025, dedicata quest’anno al tema “Physical activity and frailty – the role of physiotherapy”, proponiamo un approfondimento firmato da Gabriella Naretto con la collaborazione di Giuseppe Tedesco, Consiglieri dell’Ordine Fisioterapisti Piemonte e Valle d’Aosta, per esplorare le molteplici sfaccettature di una condizione sempre più rilevante per la salute pubblica e per la professione sanitaria.

Il concetto di fragilità, al centro della riflessione promossa da World Physiotherapy, viene affrontato qui a partire da una domanda chiave – Chi è il paziente fragile? – per poi estendersi all’impatto che questa condizione ha sulla qualità della vita, sui servizi sociosanitari e sul ruolo strategico del fisioterapista nella promozione dell’attività fisica, nella prevenzione, nella presa in carico e nella continuità dell’assistenza.

Chi è il paziente fragile?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non ha ancora coniato una definizione specifica e ufficiale di “paziente fragile”. Nella letteratura medica la fragilità viene spesso definita come una condizione che espone l’individuo dotato di riserva funzionale ridotta, ad una maggiore vulnerabilità agli stress, con conseguente maggiore probabilità di esiti negativi, come ricoveri ospedalieri, disabilità e mortalità. La fragilità non è dunque una malattia, quanto piuttosto una sindrome clinica che deriva dalla diminuzione delle capacità fisiologiche di diversi sistemi del corpo, a causa di malattie croniche o dell’età avanzata e del “declino funzionale” associato a queste variabili.

All’idea di fragilità si associa frequentemente l’individuo anziano, che certamente riassume in sé le principali caratteristiche utilizzate per definire la fragilità, ma non sono da escludere tutti quegli individui con patologie fortemente invalidanti, come gli esiti di paralisi cerebrale infantile, o malattie neurologiche ingravescenti con esordio più o meno precoce, o forme reumatiche importanti (artrite reumatoide su tutte), o ancora i pazienti affetti da patologia oncologica, di tutte le età: sono, questi, tutti pazienti che partono da condizioni di salute compromesse, che li espongono a complicanze che, per loro, potrebbero essere anche fatali.

«Lo scenario della fragilità in una società complessa come quella attuale cambia rapidamente», afferma Rocco Bellantone, presidente ISS, «e richiede una lettura condivisa che non si limiti a identificare il paziente fragile con l’anziano, sebbene riguardi in misura maggiore questa fascia d’età».  

Possiamo definire fragili quei pazienti che presentano una ridotta resistenza ai numerosi fattori in grado di scatenare uno stato di malattia (stressors).

Il “paziente fragile” è quindi un paziente che tende a sviluppare complicanze,  scompensi multipli a cascata, frequenti ricoveri ospedalieri, con maggior rischio di morte o di disabilità permanente: la fragilità si delinea come una condizione multidimensionale, che coinvolge aspetti fisici, cognitivi, psicologici e sociali, che coinvolgono sia l’individuo fragile che il suo background familiare e sociale.

Il concetto di «fragilità» ha sollevato molto interesse e dibattito negli ultimi anni e nonostante l’ampio spazio dedicato dalla letteratura scientifica, tuttora non esistono criteri condivisi per identificare il paziente fragile. La popolazione fragile seppur non ancora ben definita è comunque in crescita.

Le patologie croniche sono caratterizzate dal paradigma della “complessità” e la “fragilità” ne è un inevitabile aspetto, un nuovo bisogno di salute non ancora  pienamente soddisfatto dai Sistemi Sanitari, che devono riflettere su quali siano gli elementi fondamentali per rispondere a queste nuove esigenze. Per questo motivo sono necessari criteri condivisi per la definizione dei fattori di rischio della fragilità clinica, della sua diagnosi precoce, e della sua gestione continua.

La società mondiale di Fisioterapia vuole rivolgere, quest’anno, l’attenzione a questa fascia di popolazione, e mette l’accento sull’importanza della prevenzione, affidando alla figura del Fisioterapista l’importante ruolo di primo attore soprattutto in questa fase, fornendo alcune raccomandazioni:

  1. Promozione dell’attività fisica e stili di vita attivi, come parte della prevenzione primaria;
  2. Educazione terapeutica e interventi comunitari per ridurre l’inattività fisica e il decondizionamento;
  3. Utilizzo di programmi adattati al contesto locale, inclusi approcci domiciliari;
  4. Valutazione personalizzata ella tolleranza all’esercizio in condizioni complesse.

I numeri della fragilità

Secondo quando riportato da Trendsanità, ma confermato dall’ISS, il quadro relativo al biennio 2023-2024 tracciato dalla sorveglianza Passi d’Argento, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia 14 over 65 su 100 hanno una disabilità, intesa come l’incapacità di svolgere una attività fondamentale della vita quotidiana, e a questi si aggiungono 16 su 100 che invece sono considerati fragili. La disabilità cresce con l’età, in particolar modo dopo gli 85 anni interessa 4 anziani su 10 (42%); è mediamente più frequente fra le donne (17% vs 10% uomini), fra le persone socio-economicamente svantaggiate per difficoltà economiche (31% fra chi ha molte difficoltà economiche vs 9% tra chi non ne riferisce) o per bassa istruzione (26% vs 7% fra chi ha un livello di istruzione alto).

Le stime ISTAT ci dicono che oltre il 23% della popolazione italiana ha più di 65 anni e la tendenza all’invecchiamento è in crescita: questo comporta un aumento delle condizioni di fragilità, particolarmente riferite agli ultraottantenni. A ciò si aggiungano, comunque, quei quadri citati sopra di fragilità “altra”, legata a disabilità, multimorbilità, isolamento sociale e vulnerabilità economica non necessariamente legati all’età. 

Secondo quanto riportato nel documento 2023 sull’indagine portata avanti da Italia Longeva “Trend di fragilità e long term care in Italia”, all’inizio del 2023 si contavano in Italia circa 28 milioni di persone con più di 50 anni, di cui più della metà oltre i 65, fino al 3% con più di 90 anni. Ciò conferma il trend crescente riguardo la popolazione anziana, e risulta particolarmente importante in Italia, dove si raffronta ad un trend in diminuzione del tasso di natalità.

In Piemonte (dati 2023) gli over 65 sono circa il 26% della popolazione ed in Valle d’Aosta si registra un’alta incidenza di anziani soli e con disabilità.

Nella popolazione oncologica vediamo circa 120-130 nuovi casi all’anno di tumore pediatrico della regione e della vicina Valle d’Aosta, 

Sono 2 milioni e 250 mila gli italiani che vivono con una diagnosi di tumore (il 4% dell’intera popolazione). La maggior parte sono donne (1 milione e 250 mila) e anziani (cit. ISS)

Quanto costa essere fragili?

Sempre secondo Passi d’Argento, la quasi totalità delle persone con disabilità (99%) riceve cura e di assistenza per lo più dalle famiglie, molto meno dal servizio pubblico di ASL e Comuni. Il 95% delle persone con disabilità dichiara di ricevere aiuto dai propri familiari per le attività della vita quotidiana per cui non è autonomo, il 37% di essere aiutato da badanti e il 12% da conoscenti. Il 12% ha ricevuto aiuto a domicilio da operatori socio-sanitari e solo il 2% ha ricevuto assistenza presso un centro diurno. Una piccola quota è sostenuta da associazioni di volontariato (2%). 

Circa una persona su 4 con disabilità riceve un contributo economico per questa condizione (come l’assegno di accompagnamento). La disabilità si associa alla cronicità e se circa il 6% degli ultra 65enni liberi da cronicità sono disabili, questa quota è pari al 28% fra le persone con due o più patologie croniche (fra quelle indagate in PASSI d’Argento). Esiste un gradiente Nord-Sud della disabilità a svantaggio dei residenti nel Sud Italia (17% vs 14% nel Centro e 10% nel Nord) che potrebbe riflettere una differenza nella distribuzione degli esiti di salute, ma anche una differente offerta o ricorso a strutture di ricovero per anziani non pienamente autonomi.

Dal rapporto OASI-Bocconi del 2023 è emerso che il 24% degli italiani ha più di 65 anni, il 40% è affetto da almeno una patologia cronica e il 21% da pluripatologie, ma solo per il 37% dei non autosufficienti i bisogni assistenziali vengono coperti da misure sanitarie e sociali adeguate. Nel rapporto si evidenzia come la spesa sanitaria pubblica pro capite sia inferiore alla media OCSE e l’assistenza territoriale ancora limitata, quando invece si sta rendendo necessario un cambio di paradigma del SSN, con una sistematica presa in carico integrata e proattiva, anche attraverso soluzioni digitali e telemedicina.

Fondazione GIMBE, nei suoi rapporti del 2023 e 2024, segnalava che ben 4,5 milioni di persone hanno rinunciato alle cure, anche e soprattutto per motivi economici e organizzativi: la spesa sanitaria privata sta crescendo in modo significativo, ma il suo peso si riversa sulle famiglie, già provate da altri bisogni, specie nel mondo della fragilità.

I dati del rapporto “Diritti sospesi” di Cittadinanzattiva del 2024 entrano ancora nel dettaglio dei costi, con un 25% di pazienti cronici che attende da oltre 10 anni una diagnosi, un 30% di pazienti cronici che rinuncia alle cure, un 65% che ne sostiene il costo privato e un 50% che sostiene costi per farmaci ed esami.

Da questi diversi rapporti, i cui numeri risultano peraltro molto simili, nasce una riflessione su quanto possa essere importante agire sul supporto territoriale, migliorando la governance del SSN. In un contesto come questo assume importanza la figura del Fisioterapista, sia per la promozione della salute, la valutazione precoce e prevenzione della fragilità, il supporto alla partecipazione sociale delle persone fragili.

Un mondo a parte è rappresentato dal paziente oncologico che si trova inserito in una Rete, molto attiva e molto ben rappresentata in Piemonte e Valle d’Aosta, con percorsi definiti e iniziative importanti di sostegno alla fragilità di malati e famiglie, non ultimo il Progetto Protezione Famiglie Fragili, che vede coordinarsi le reti sanitaria e di volontariato  presenti sul territorio.

Intervenire sulla fragilità

Il piano Nazionale della Prevenzione (2020-2025) ha come obiettivo la promozione della salute, attraverso politiche intersettoriali e interventi mirati:

  1. Programmi di promozione dell’attività fisica e prevenzione della sedentarietà: in Piemonte è stato avviato il progetto “Argento Vivo”, che propone attività motorie e sociali per anziani fragili.
  2. Interventi precoci e prevenzione secondaria: identificare il paziente fragile ed attivare un intervento domiciliare assumono una particolare importanza nella prevenzione delle complicanze legate, per esempio, alle cadute.
  3. Collaborazione tra operatori sanitari e stakeholder territoriali: l’importanza di creare una rete che veda l’interfacciarsi di diverse figure, con competenze proprie, aumenta con l’aumentare della fragilità del paziente.
  4. Riduzione delle disuguaglianze di salute
  5. Riconoscimento del ruolo del fisioterapista nella prevenzione della fragilità, nella riduzione del rischio di cronicizzazione e nel superamento delle barriere sociali e ambientali

Secondo il profilo professionale, istituito con D.M. 14.09.1994, n. 741, il fisioterapista […] svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia, congenita od acquisita.

 Le competenze del fisioterapista trovano quindi sempre maggiore spazio nei processi di assistenza alla persona fragile, dove sono necessarie non solo attività di prevenzione e riabilitazione, ma anche di educazione dei caregiver e di continuità dell’intervento. Il fisioterapista, per sua peculiare formazione ed esperienza, si orienta alla valutazione della funzione e non solo sulla specifica patologia, e questo lo aiuta nella gestione del paziente anziano fragile, dato che le sue limitazioni funzionali sono più spesso conseguenti all’interazione di molteplici fattori che all’effetto di una singola patologia. 

L’APTA (American Physical Therapy Association) fornisce molte linee guida per il trattamento delle principali condizioni croniche, includendo programmi di teleriabilitazione, intesi come garanzia di continuità delle cure e promozione dell’autonomia del paziente.

Anche il NICE (National Institute for Health and Care Excellence) ha redatto linee guida con alcune raccomandazioni evidence-ased per la gestione delle fragilità e delle malattie croniche, tra cui percorsi per il dolore cronico, promozione degli approcci multidisciplinari nelle persone con sindrome da stanchezza cronica o negli esiti di Long COVID, ma soprattutto interventi precoci per il rallentamento della perdita di funzione degli anziani.

Riconoscere e valutare la fragilità è fondamentale per fornire un’assistenza appropriata e personalizzata. Ciò include: 

  • Identificazione precoce: utilizzare strumenti di screening per individuare i pazienti fragili. 
  • Valutazione multidimensionale: considerare aspetti clinici, funzionali, psicologici e sociali per comprendere appieno la situazione del paziente. 
  • Interventi mirati: sviluppare piani di cura che tengano conto delle esigenze specifiche di ciascun paziente fragile, coinvolgendo anche i familiari e i caregiver. 
  • Prevenzione delle complicanze: adottare misure per ridurre il rischio di cadute, infezioni, e altri eventi avversi. 

Con il progressivo invecchiamento della popolazione la riabilitazione assume, in ambito sanitario, un ruolo sempre più importante. La riabilitazione, intesa sia come intervento preventivo sia come terapia specifica in caso di conclamata disabilità, richiede interventi coordinati di operatori in grado di valutare, curare e, più in generale, prendersi cura del paziente geriatrico, termine che sta a indicare una condizione non tanto semplicemente anagrafica, quanto di oggettiva fragilità. Lo stato di salute della persona anziana è condizionato infatti da molteplici fattori quali la multimorbilità, generalmente rappresentata da patologie croniche, possibili limitazioni funzionali, disturbi psico-emozionali e problematiche sociali ed economiche.

La prevenzione delle cadute può essere considerato il prototipo delle attività che coinvolgono il fisioterapista nella gestione della persona anziana, anche per le sue implicazioni di carattere socio-economico e per i dati che ne supportano l’efficacia. Ad esempio, l‘esercizio di rinforzo contro resistenza non solo aumenta la forza muscolare e riduce il dolore osteoarticolare, ma induce un miglioramento delle prestazioni anche in attività semplici, come camminare, alzarsi da una sedia o salire le scale, e in attività più complesse, come fare il bagno o preparare un pasto (Breen e Phillips, 2011). Inoltre, insieme ad una attività fisica regolare focalizzata sulla forza e sulla flessibilità muscolare, un programma per il miglioramento dell’equilibrio e l’utilizzo di ausili per il cammino, insieme a suggerimenti per incrementare la sicurezza dell’ambiente, sembrano essere strategie efficaci di prevenzione delle cadute e di riduzione del rischio di frattura (SIGN, 2005; Brunner e Eshilian-Oates, 2003; Gillespie et al., 2009).

Curare la fragilità

Al fianco di altri professionisti, il fisioterapista è in grado di fornire informazioni sulle criticità, sulla loro progressione e sugli effetti attesi del proprio trattamento. Informazioni su un corretto posizionamento, sull’igiene posturale, su spostamenti e trasferimenti, su strategie per l’incremento dell’autonomia, consigli su eventuali modifiche ambientali al domicilio e sull’utilizzo di adeguati ausili per la mobilità sono solo alcuni esempi (Paci, 2011).

 L’intervento formativo e informativo è sempre basato su una valutazione che tenga conto delle caratteristiche specifiche del paziente, dei caregiver e degli ambienti. In generale, le strategie che coinvolgono attivamente i pazienti e i caregiver migliorano gli effetti dell’intervento riabilitativo, anche se molte variabili ne influenzano l’efficacia (Brunner e Eshilian-Oates, 2003; SPREAD, 2007).

I caregiver, che possono essere familiari o professionisti, svolgono un ruolo essenziale nell’assistenza al paziente fragile. È importante che siano formati e supportati per poter fornire un’assistenza adeguata e contribuire al benessere del paziente: in questo senso il fisioterapista può senz’altro fornire un contributo speciale, aiutando i caregiver ad aiutare in modo adeguato alle condizioni del paziente, trasformando il “carico assistenziale” in un momento con valore terapeutico.

Il Fisioterapista nei contesti di prossimità o nelle cure primarie.

Questa figura è parte integrante delle équipe multidisciplinari previste per le Case di Comunità e nei servizi di assistenza primaria, come già da tempo avviene nelle équipe per le cure palliative, operando quelle azioni di cui abbiamo parlato, ossia:

  1. Prevenzione della fragilità e delle patologie croniche;
  2. Promozione dell’autonomia e della partecipazione sociale;
  3. Adattamento dell’ambiente domestico e superamento delle barriere architettoniche;
  4. Informazione ed educazione al paziente ed al caregiver.
 Bibliografia
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