
Mercoledì 5 novembre, al Palazzo della Regione Piemonte, si è tenuto l’incontro “Tutelare chi cura per difendere la Sanità Pubblica”. Per la presentazione del vademecum “Aiutiamo chi cura”, nato dal lavoro del gruppo interordini per il benessere degli operatori sanitari e di contrasto allo stress lavoro-correlato ed al burnout, a cui ha preso parte anche il vicepresidente dell’Ordine Enzo Galatro.
Il gruppo nasce alla fine del 2021, a partenza dall’Ordine dei Medici, per cercare idee di supporto e ridisegnare i ritmi di lavoro, con l’obiettivo di contenere il disagio sempre più diffuso tra gli operatori sanitari. Sfatando il mito della “vocazione” alla professione di aiuto, termine che porta con sé il doppio significato di “passione e sacrificio, le indagini svolte attraverso questionari a compilazione anonima ed adesione libera, a cui hanno risposto oltre 2500 operatori sanitari, hanno evidenziato un crescente malessere degli operatori del SSN, che non si sentono sostenuti dal sistema stesso. Questo studio fa sorgere da subito una riflessione sulla necessità di curare gli operatori, per far funzionare meglio un servizio in difficoltà: se gli operatori non si sentono sostenuti, più facilmente lasciano, o decidono di non entrare o danno il minimo. In ognuno di questi casi la ricaduta sarà sul mal funzionamento del servizio sanitario.
Tale necessità è stata riconosciuta anche dal rappresentante della parte politica, dott. Riboldi, Assessore alla Sanità della giunta regionale, che ha messo l’accento sul fatto che l’aumento delle assunzioni non può bastare in uno scenario sanitario che vede mutare le esigenze, con un aumento esponenziale di richieste improprie che derivano anche dall’uso sempre più diffuso di internet per autodiagnosi.
L’assessore ha spiegato anche alcune scelte operate dalla Giunta, motivate dall’esame dell’appropriatezza della spesa sostenuta dalla regione, con l’obiettivo sempre di fornire risposte coerenti alle richieste del mondo scientifico.
Ma guardiamo ora al documento prodotto. Questo si propone di affrontare diversi punti:
Dall’indagine svolta dal gruppo di lavoro, è venuta fuori una carenza di preparazione degli studenti alla “compassion fatigue”, ossia quella fatica che nasce dalla risonanza del malessere dei pazienti dentro gli operatori: malessere che può essere legato allo stato di malattia, ma anche alla rabbia, al malcontento, a tutte quelle condizioni che pongono l’utente in condizioni di riversare sull’operatore che ha di fronte ciò che porta dentro di sé.
Durante l’incontro di presentazione del documento, illustrato in tutte le sue parti, ci sono stati interessanti momenti di condivisione di esperienze di sostegno vissute da gruppi di operatori, diversi per area di intervento e professionalità, tutte ugualmente raccontate come momenti di grande aiuto ed arricchimento in termini di risorse interiori, proprio quelle che risultano più carenti nei professionisti più in difficoltà.
In conclusione, il “vademecum” consegnato e motivato diffusamente ha dato voce a chi ogni giorno, con ogni atto compiuto, sostiene il Servizio Sanitario Nazionale, anzi ne costituisce la colonna portante che, come ogni opera di muratura, abbisogna di una manutenzione che dovrebbe essere ordinaria, prima che si verifichi l’emergenza di un crollo strutturale che vedrebbe crollare quel diritto sancito dalla Costituzione stessa, il diritto alla Salute. “Se chi cura si ammala, chi ti curerà?”