
Venezia, 9 giugno 2026 — Si è svolto oggi a Palazzo Linetti il tavolo di lavoro regionale “L’attività fisica adattata nelle patologie neurodegenerative. Evidenze di efficacia e prescrizione nei pazienti affetti da disturbo neurocognitivo o malattia di Parkinson”, promosso dalla Direzione Prevenzione, Sicurezza alimentare e veterinaria della Regione del Veneto insieme al Coordinamento Regionale della Rete delle Patologie Neurodegenerative.
L’incontro, aperto dagli interventi di Francesca Russo e Cristina Basso, ha riunito referenti aziendali, clinici, esperti per esperienza e i componenti dei tavoli regionali permanenti per un confronto tecnico sulle Linee di indirizzo per la prescrizione dell’attività fisica (DGR 1464 del 27/11/2023), con particolare attenzione alle patologie neurodegenerative.
Tra i contributi, quello di Laura Melotti, Presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti del Veneto Settentrionale e fisioterapista con oltre vent’anni di esperienza nella riabilitazione delle persone con malattia di Parkinson, che ha portato una proposta operativa sul monitoraggio e sulla governance clinica condivisa dei percorsi di attività fisica adattata (AFA).
Muovendo dal documento elaborato nel 2013 presso il Ministero della Salute e sottoscritto congiuntamente da fisioterapisti e laureati in scienze motorie, Melotti ha ricordato come il confine tra ambito sanitario e promozione del benessere sia già stato tracciato di comune accordo: il movimento è un bisogno di tutti e il chinesiologo è una figura preziosa nella sua promozione ed erogazione, mentre la presa in carico delle persone con un bisogno di salute resta di competenza sanitaria.
Su questa base, e valorizzando la cornice veneta — le Linee di indirizzo della DGR 1464/2023 e il PDTA Parkinson (DGR 388/2024), improntato alla multidisciplinarità — Melotti ha indicato due aree di sviluppo: le demenze, oggi di fatto escluse dai percorsi AFA, e il Parkinson, malattia fluttuante e progressiva per cui la stabilità clinica e riabilitativa va riletta nel tempo.
È in questo spazio che si colloca il contributo del fisioterapista: regia clinica, valutazione funzionale, riconoscimento precoce dei cambiamenti e decisione sull’eventuale rientro in percorso riabilitativo.
La proposta avanzata è di portare a sistema un modello già operativo:
In sintesi: lo specialista prescrive, il fisioterapista valuta l’accesso e segue il percorso nel tempo, il chinesiologo eroga e conduce l’attività.
“Non si tratta di stabilire chi può e chi non può, ma di mettere ciascuno nel ruolo in cui dà il meglio, attorno alla persona”, ha dichiarato Melotti. “Integrazione, non sovrapposizione: è quanto chiedono i pazienti e le famiglie, ossia continuità e sicurezza delle cure. Come Ordine ci mettiamo a disposizione per realizzarlo, anche operativamente, nei tavoli permanenti.”
