FISIOTERAPIA E ATTIVITÀ MOTORIA. FACCIAMO CHIAREZZA

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate dichiarazioni che descrivono il fisioterapista come il professionista della sola fase post-acuta della riabilitazione, attribuendo invece ad altre figure la gestione della cronicità, della prevenzione e del recupero funzionale nel lungo periodo.

Si tratta di una rappresentazione che non corrisponde né alla normativa né alla realtà dei percorsi assistenziali.

Il fisioterapista è il professionista sanitario (D.M 741/94) competente nella prevenzione, valutazione funzionale (D.L 251/00) riabilitazione e recupero della funzione lungo l’intero percorso di cura: dalla fase acuta alla post-acuzie, dalla cronicità alla long term care, fino agli interventi di prevenzione della perdita di funzione, della fragilità e della disabilità.

Nella definizione delle sue competenze, non autoreferenziali, descritte nel Core Competence della Formazione del Fisioterapista la prevenzione è un elemento centrale della formazione del Fisioterapista, il quale “… guida alla prevenzione sia le persone in salute che quelle con problemi e disabilità, che gruppi specifici per condizione fisica e/o mentale ; promuove le azioni necessarie al mantenimento della salute con particolare interesse ai principi ergonomici, consigli sullo stile di vita, consiglia e motiva la persona ad essere responsabile e a cooperare attivamente per promuovere il proprio benessere fisico e sociale…”

È inoltre necessario chiarire un equivoco ricorrente.

Nessuno mette in discussione che la diagnosi e la valutazione della stabilità clinica appartengano al medico. Ma stabilità clinica e bisogno fisioterapico non coincidono.

Una persona può essere clinicamente stabile e presentare ancora limitazioni funzionali che richiedono un intervento fisioterapico. È il fisioterapista, attraverso la valutazione funzionale e il ragionamento clinico, a definire gli obiettivi riabilitativi, pianificare l’esercizio terapeutico e stabilire quando il percorso sanitario possa dirsi concluso e sia appropriato il passaggio a programmi di esercizio fisico strutturato o di Attività Fisica Adattata.

Non è un caso che i modelli organizzativi delle Palestre della Salute prevedano la presenza sia del fisioterapista sia del chinesiologo. Se il passaggio fosse esclusivamente “medico-chinesiologo”, la presenza del fisioterapista non avrebbe alcuna ragione d’essere. Al contrario, essa garantisce la continuità del percorso, la valutazione funzionale e l’appropriatezza dell’invio dall’ambito sanitario a quello dedicato al mantenimento della salute.

È altrettanto importante evitare un secondo equivoco.

La differenza tra esercizio terapeutico ed esercizio fisico strutturato non dipende dall’esercizio in sé, ma dagli obiettivi che esso persegue.

Quando l’obiettivo è recuperare o riorganizzare una funzione compromessa da una patologia, un trauma o una condizione clinica, l’esercizio è una terapia e richiede competenze sanitarie specifiche. Quando invece l’obiettivo è mantenere le capacità acquisite, migliorare il ricondizionamento fisico, la fitness e promuovere stili di vita attivi, ci si colloca nell’ambito dell’esercizio fisico strutturato e dell’Attività Fisica Adattata.

Sono interventi diversi, complementari e non sovrapponibili.

L’esperienza della Regione Toscana conferma l’importanza strategica di una piena integrazione tra il sistema sanitario, gli enti locali e il Terzo Settore nella promozione della salute. In questo modello, la cultura della prevenzione non si fonda sulla medicalizzazione dell’attività fisica, ma sulla diffusione di sani stili di vita e sull’accessibilità a programmi di esercizio fisico rivolti alla popolazione. Un elemento qualificante è il principio di prossimità, che consente ai cittadini di svolgere l’attività motoria nel proprio quartiere o comune di residenza, valorizzando le risorse del territorio e favorendo la partecipazione continuativa. In questo modo, la promozione della salute si integra con la comunità, senza concentrare l’offerta esclusivamente all’interno dei servizi sanitari.

I percorsi di Attività Fisica Adattata (AFA), attivi in Toscana da circa vent’anni, rappresentano un esempio consolidato di questo approccio. Il modello prevede l’accesso diretto del cittadino al fisioterapista del servizio pubblico per una valutazione funzionale, senza ricorrere alla prescrizione medica dell’esercizio fisico. Ciò consente di orientare la persona verso il percorso più appropriato, distinguendo gli interventi riabilitativi di competenza sanitaria dai programmi di esercizio finalizzati al mantenimento della salute e alla prevenzione. È un sistema che ha dimostrato sostenibilità organizzativa, favorisce l’autonomia della persona ed evita una medicalizzazione non necessaria dell’attività fisica. Le esperienze che producono risultati efficaci non richiedono di essere reinventate, ma osservate, valorizzate e, quando appropriate, adattate e replicate nei diversi contesti territoriali.

Gli Ordini dei Fisioterapisti ribadiscono la piena disponibilità a collaborare con tutte le professioni coinvolte nella promozione della salute, nella convinzione che il cittadino abbia bisogno di percorsi integrati e non di conflitti tra categorie.

L’integrazione, tuttavia, presuppone il rispetto delle competenze e dei confini professionali. La riabilitazione sanitaria resta una prestazione sanitaria affidata ai professionisti sanitari abilitati; i programmi di esercizio finalizzati al mantenimento e alla promozione della salute trovano il loro naturale sviluppo nell’ambito delle attività motorie.

LA NORMATIVA

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